Crisi economica: Adriano Celentano aveva capito tutto

Crisi economica, Adriano Celentano in una delle sue più celebri canzoni descrive una situazione simile all’attuale

Crisi economica Celentano
Adriano Celentano (screen) – Bonificobancario.it

Era il 1976 quando Adriano Celentano pubblica Svalutation, brano scritto insieme a Luciano Beretta e Vito Pallavicini. È un’ Italia molto diversa da quella di oggi, o forse no. Per tanti aspetti sembrano essere passati secoli, per altri proprio il brano del Molleggiato ci indica quanti siano gli elementi comuni tra le due epoche.

Nel campionato di calcio quell’anno il Toro vince quello che al momento è il suo ultimo scudetto, il primo dai tempi del Grande Torino perito sulla collina di Superga nel 1949. Il Partito Comunista Italiano a giugno raggiunge il suo massimo storico: 34,4% dei voti e sembra essere a un passo dal governo. Cominciano i governi della “solidarietà nazionale” chiamati anche della “non sfiducia”. Il destino di Aldo Moro viene segnato (anzi, disegnato) in quei mesi.

Celentano ha 38 anni ma viene considerato un vecchio della musica italiana. Il tasso d’inflazione è al 16.7% e un operaio guadagna circa 160mila lire. Per comprare una Fiat 500 servono un milione e 100mila lire. Sono più di tre milioni i concittadini che sono andati all’estero alla ricerca di fortuna, quasi tutti meridionali.

Crisi economica, cosa aveva scritto Celentano

Gino Santercole scrive la musica con quell’attacco che tutti ancora oggi riconoscono. Adriano canta che “cambiano i governi niente e cambia lassù, c’è un buco nello Stato dove i soldi van giù” come sentiamo dire oggi. Dice anche che gli stadi sono pieni “ma la grana dov’è?” mentre oggi il paragone lo facciamo con i ristoranti o i centri commerciali pieni di gente, anche e tutti lamentano la mancanza di soldi. Come se chi va nei centri commerciali sperpera il proprio stipendio.

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La canzone potrebbe essere dunque usata ciclicamente. “La benzina costa ogni giorno sempre di più”. Quando si parla di economica, al di là dei freddi numeri e grafici, si fotografano condizioni umane. Quasi come se ce ne dimenticassimo, al centro ci sono le persone.

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Oggi come allora, “nessuno che ci insegna a non uccidere c’è, si vive più di armi che di pane, perché?”. E infine si prova a dare anche una ricetta: “Il sistema c’è, quando pensi a te, pensa anche un po’ per me”, con il Rock che scorre, come gli anni venti del 21esimo secondo appena iniziati ma che fanno molta paura.