Redditometro, a cosa serve e perché è necessario per le famiglie

Avete mai sentito parlare di redditometro? In questo articolo vi spiegheremo che cos’è e perché è importante ai fini dell’accertamento fiscale di una famiglia

soldi
(Pixabay)

In Italia la maggior parte dei giovani d’oggi entrano ufficialmente nel mondo del lavoro dopo aver portato a termine gli studi e quindi ad un’età vicina ai venticinque anni. Non è detto, però, anzi è quasi sempre il contrario, che una volta iniziato a lavorare possano portare avanti le spese per una casa e quindi una propria vita in autonomia.

Così per i primi anni restano con i genitori, andando a contribuire alle spese familiari. In questi casi però potrebbe verificarsi un accertamento fiscale al genitore se il figlio lavora, poiché l’Agenzia delle Entrate individua una sproporzione tra il tenore di vita e i redditi.

Redditometro e i controlli dell’Agenzia delle Entrate

comunicare lavoro autonomo
analisi reddito (Pixabay)

L’Agenzia delle Entrate per analizzare la situazione finanziaria e del reddito di una famiglia utilizza il redditometro. Esso è uno strumento di accertamento dei redditi che si basa su presunzioni, cioè conseguenze che la legge riporta da un fatto noto per trovare un fatto ignoto.

Nel caso di una famiglia con una dichiarazione di reddito relativamente bassa, ma possedente dei beni di lusso.

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Il redditometro viene utilizzato dal momento che lo scostamento tra i redditi dichiarati e le spese sostenute dal contribuente è maggiore del 20% per due anni di seguito. Per far sì che i controlli vadano a buon fine e che l’Agenzia delle Entrate non pensi siano avvenute delle entrate a nero, il contribuente deve chiarire nel dettaglio da dove derivano le disponibilità economiche e finanziarie con le quali ha potuto sostenere quegli acquisti e quelle spese.

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La prova può derivare da redditi esenti, come un risarcimento danni e una pensione di invalidità, redditi tassati alla fonte, vendita di beni patrimoniali.

Qualora sia assente la dimostrazione o non sia ritenuta sufficiente, l’Agenzia delle Entrate invia l’avviso di accertamento, contro il quale il contribuente fare ricorso in Commissione tributaria, entro 60 giorni dalla notifica.