Il giallo della moneta d’oro d’epoca fascista: facciamo chiarezza

Il giallo della moneta d’oro che risale a un ente creato durante la dittatura: chi è l’autore? Cosa sappiamo

Foto cronaca numismatica

Il prossimo 28 ottobre cadrà il centenario della marcia su Roma, l’evento che diede inizio al processo che portò il fascismo al potere e Mussolini a diventare dittatore.

Come i libri di storia hanno insegnato, i mesi successivi furono convulsi, fino al momento in cui il paese fu sottoposto al terrore nero e chiuso in vent’anni di obbedienza.

Nel periodo successivo cominciò la formazione del regime. Gli storici sono d’accordo che fino al 1927, con una serie di leggi come quelle cosiddette “fascistissime”, Mussolini impose la sua volontà. Tra i vari cambiamenti anche la creazione Ministero dell’Economia nazionale, nato dall’accorpamento del Ministero del Lavoro e di quello della Previdenza sociale, abolito nel settembre 1929.

Quattro furono i ministri: Mario Orso Corbino, Cesare Nava, Giuseppe Belluzzo e Alessandro Martelli. Nonostant ela sua effimera esistenza, l’istitutizione emesse varie medaglie in ossequio al regime come erano solite fare le istituzioni dell’epoca.

Il giallo della moneta d’oro d’epoca fascista: chi è l’autore

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In questa celebrava lo stesso Ministero dell’Economia, in due tipologie: la prima una bimetallica stile Liberty coniata dallo stabilimento fiorentino Picchiani con interno in oro 750 millesimi e cornice esterna in argento 800 dorato.

In dritto l’Italia un diadema a protome leonina sul petto, laureata con fronde di quercia e d’alloro, sul al rovescio la scritta Dono del ministro dell’economia nazionale con due fasci sull’esterno.

La seconda tipologia ha un profilo irregolare e al dritto, liscio, porta inciso il solo stemma di casa Savoia. Sul rovescio la scritta Premio del ministero dell’economia nazionale.

Ma chi fu l’autore di questa medaglia fascista? Un’ulteriore coniazione con il medesimo dritto dà forse una risposta ma risalente all’anno VIII dell’era fascista, realizzata dalla Federazione provinciale fascista napoletana.

Sul dritto di questo esemplari, infatti, si riporta Moschi come eurore e sarebbe Mario, morto nel 1971. Nel 1923 infatti Moschi aprì a Firenze aprì un proprio studio dove realizzava proprio medaglie commemorative.

Realizò alcune medaglie con ritratti come quella dantesca del 1971 e una per lo scrittore Piero Bargellini (1897-1980), con lo stile di quelle del ministero.

E proprio sulla medaglia per Bargellini c’è il motivo compositivo visto anche nella medaglia fascista: la targa per iscrizione dedicatoria, non con aquila ma da due fronte d’allora con la torre di Palazzo della Signoria sullo sfondo.